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trotapian valdossa

VCO-06-03-2020- PREMESSA. Una puntata a sfiorare

i tremila all’estremità settentrionale della Val d’Ossola, con un po’ di fatica e qualche sana scarica di adrenalina in discesa, per non annoiarci troppo. La Valrossa è uno dei paradisi del nostro territorio, circondato da montagne severe, frequentate tutto l’anno. C’eravamo stati in inverno, ci torniamo in estate.

GITA  N. 218 PUNTA DI VALROSSA O ROTENTALHORN

25 LUGLIO 2019

Dislivello: 1250 m. Tempo totale: 7 h. Sviluppo: 15 km.

C’è il sole, ma sono previste nuvole più o meno asciutte nel corso della giornata. Siamo in diciassette: il rientro di un fantasma allieta undici pensionati, una signora, due quasi giovanotti e due leggiadre fanciulle. Con una di loro c’è Vicky, affettuosa e ubbidiente femmina di Pastore Australiano. Ad Asia non dirò niente. La guida walser di oggi, insieme ad altri esperti, rende tutti tranquilli, così come la presenza dell’èquipe medica di turno. Da Riale, 1733, saliamo sul sentiero che taglia i tornanti della strada per il Maria Luisa, in attesa del sole. Dopo 1 h 05’ siamo al rifugio, 2160. Una marmotta seduta all’ingresso coordina la reception. Rivolti alla diga del Lago Toggia, saliamo alla nostra sinistra (nord – ovest) ed arriviamo alla Baita Darioli, 2245 (15’), dove sostiamo brevemente intorno alla fontana. Il sentiero G28 è ben segnato e costeggia il Rio Rotental, ricco d’acqua. Entriamo nella valle paradisiaca che gli dà il nome. Procediamo in piano, attraversando qualche piccolo nevaio, e guadiamo in ordine sparso, in funzione delle singole capacità natatorie. Ci ricompattiamo sulla sua destra orografica. Ancora pendenze morbide fino a che il gioco si fa duro. Sulla nostra sinistra Corno Mutt e Corno Brunni ci sovrastano. Il saggio passo della guida, che calma i bollenti spiriti di un varesotto in eccesso di forma, tiene tutti in gruppo. Solo il grande nevaio più in alto (1 h 30’), ben battuto dall’avanguardia, produce due rinunce dovute solo ad una “giornata no”. La neve tiene, non servono i ramponi (che, comunque, sono nei cassetti di casa). Dopo 30’, oltre la neve, arriviamo ad una selletta dalla quale l’ultimo ripido tratto porta in vetta, 2968 (20’). Lo scosceso versante nord dà sulla Valle Corno. Il panorama superbo ora è offuscato dalle nubi. Il caldo del fondovalle è un lontano ricordo. Ritorniamo alla selletta e, anziché dal sentiero di salita (destra), grazie alla fiducia della guida scendiamo con prudenza da un nevaio molto ripido verso oriente (sinistra). In 30’ raggiungiamo un ampio pianoro dove ci ristoriamo. Siamo nel vallone fra Punta di Valrossa e Punta Elgio. Scendiamo verso la Valrossa, costeggiando un laghetto che affiora dalla neve e, dopo 20’, incontriamo una fascia molto ripida di roccia friabile. L’attraversiamo con cautela, con gli esperti impegnati ad aiutare i meno sicuri. Ci insegna tante cose vedere Vicky che non vuole allontanarsi di un centimetro dalla sua padrona: ne avverte l’apprensione su questo terreno “complicato”. L’homo sapiens dagli animali può soltanto imparare. Dopo 30’ siamo in sicurezza, tutti rilassati, e lungo ripidi prati raggiungiamo i pianori della Valrossa dove le vacche serafiche pascolano. In 45’ siamo al Rifugio Maria Luisa e in 55’ arriviamo alle auto a Riale. Mentre entriamo al bar della Cascata per brindare al compleanno del nostro neurologo, inizia a piovere.

Gianpaolo Fabbri

 

 

Gianpaolo Fabbri è nato a Domodossola nel 1949. Si è laureato in Ingegneria al Politecnico di Torino. Ha sempre svolto la sua attività professionale nel settore industriale siderurgico. E' pensionato. Va in montagna dall'età di sei anni. La sua attività alpinistica impegnativa risale al periodo dai 14 ai 18 anni, nel gruppo del Monte Rosa, accompagnato dalla guida alpina Luciano Bettineschi, “Il Gatto del Rosa”. Dal 2004 fa parte del gruppo dei Trotapian, escursionisti e amici.

Descrive le sue gite per divertimento e per dare qualche suggerimento utile a chi non conosce le montagne del nostro territorio, ma anche per denunciare le attività umane che mancano di rispetto alle bellezze che abbiamo avuto in dono dal buon Dio e che non sempre ci meritiamo.

Foto di Giovanni Bottacchi di Verbania, in arte Baffo.

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