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Tutti, eccetto gli astemi, ci siamo innamorati  almeno una volta di un vino, prima di averlo assaggiato, semplicemente per come l’hanno raccontato, descritto o delineato. Quello che voglio esaminare oggi all’interno della rubrica “Ossola Rurale”, in funzione delle importanti novità introdotte dall’attuale governo, è l’espansione dell’enoturismo.

Cos’è esattamente l’enoturismo e perché interessa un sempre maggior numero di persone?

Innanzitutto sfatiamo una considerazione al riguardo; l’enoturismo non è un fenomeno creato dalla modernità. Nasce in Italia circa venticinque anni fa grazie al lavoro di promozione di alcune associazioni che decisero di associare il vino ai territori che beneficiavano del turismo grazie alla produzione di vini tipici. In altre parole, l’enoturismo è una forma di turismo a tema che pone al centro dell’attenzione il vino. Con i vignaioli che spiegano al viandante le caratteristiche che lo legano al territorio, le aziende che lo producono, le particolarità organolettiche che lo nobilitano, l’esplorazione dei sapori e dei profumi che lo contraddistinguono e le tradizioni e le credenze ancor oggi riscontrabili nei luoghi di produzione.

E’ un fenomeno in continua crescita un po’ ovunque, Ossola compresa, che conta circa tre milioni di turisti l’anno per un fatturato di oltre quattro milioni e mezzo di Euro.

Proprio l’analisi di questi dati mi ha portato con gli amici Giuseppe e Sergio a proporre la creazione della “Via Vitis”, un itinerario escursionistico tra le località ossolane produttrici di vino che vuole aiutare a rendere indimenticabili le camminate dei visitatori che sanno abbinare allo straordinario patrimonio culturale dell’Ossola, l’altrettanto sorprendente ricchezza enologica.

La “Via Vitis” sarà argomento di futura dissertazione all’interno della rubrica in virtù della presentazione ufficiale che avverrà alla Fabbrica di Villadossola sabato 25 maggio prossimo, dopo la premessa fatta al Sacro Monte Calvario nel dicembre scorso. Siamo convinti che il tracciato proposto possa influenzare e favorire lo scambio commerciale, turistico e culturale tra i produttori di vino “nostrani”.

Dicevamo della nuova normativa sull’enoturismo predisposta dal governo Conte che accende i riflettori sulla possibilità concessa alle aziende agricole e agrituristiche di raccontare il territorio, edurre il turista circa le modalità di produzione del vino e raccontare la storia dei luoghi.

Il sette marzo è stato, infatti, raggiunta l’intesa nella Conferenza Stato Regioni, di concerto con il Ministero dei beni e delle attività culturali, che disciplina grazie alle norme inserite nella legge di bilancio 2019, il settore dell’enoturismo. L’aspetto più importante che si evince dalle linee guida è la facoltà concessa alle aziende e alle cantine di svolgere attività turistiche atte a far conoscere il vino nei luoghi di produzione.

I proprietari potranno gestire le visite guidate nei vigneti di pertinenza dell’azienda, coordinare iniziative di carattere didattico e ricreativo, favorire la degustazione e la commercializzazione dei vini prodotti in cantina e abbinare al vino altre produzioni agricole alimentari prodotte dal territorio.

L’enoturismo in pratica, è considerato il sistema in grado di legare l’azienda al territorio e il tramite favorito per far conoscere la storia e la bellezza dei luoghi abbinandola alla vendita e alla degustazione dei prodotti “nostrani”.

Sappiamo, infatti, come il vino racconti la storia dell’Ossola e quanto importante sia far conoscere al visitatore la bellezza delle nostre valli. Attraverso le nuove norme, le aziende vitivinicole potranno abbinare alle attività di accoglienza, quelle di divulgazione di percorsi esperienziali fatti tra i vigneti e quelle di degustazione e vendita dei loro prodotti.

Quali sono i requisiti da rispettare per svolgere l’enoturismo?

Innanzitutto sarà necessario rispettare degli standard di qualità come l’apertura minima dell’azienda di tre giorni settimanali e la predisposizione di brochures o altro materiale informativo da mettere a disposizione del turista.

Inoltre occorre possedere un sito internet aziendale grazie al quale facilitare i turisti nella prenotazione delle visite guidate e ancora avere in azienda personale qualificato in grado di fungere da “guida” tra i filari e le cantine. Lo stesso personale qualificato deve essere a conoscenza della storia e della cultura dei luoghi in modo di poter informare sulle caratteristiche del territorio.

Il decreto stabilisce inoltre le norme con cui sarà possibile far degustare il vino abbinato ad altri alimenti che potranno essere preparati in azienda. I prodotti dovranno essere freddi, preparati dall’azienda stessa, anche manipolati o trasformati ma rispettosi della normativa igienica sanitaria prevista per le produzioni locali tipiche della singola regione di appartenenza. In ogni caso l’attività di degustazione non può prefigurare un servizio di ristorazione.

Lo svolgimento dell’attività enoturistica è inoltre subordinato alla richiesta e ottenimento di apposita autorizzazione comunale che certifichi l’idoneità al servizio offerto.

Le norme sono allettanti, il turismo enologico, anche da queste parti, gode buone prospettive di espansione. L’augurio è di trovare operatori in grado di accogliere e accontentare i turisti lungo le strade del vino ossolano. Perché i turisti che vengono da queste parti non vogliono perdere tempo. Investono denaro per venire in Ossola quindi dobbiamo dare loro qualcosa di veramente importante: un messaggio, un consiglio ma soprattutto raccontare la nostra storia e offrire loro un buon bicchiere di vino.

Pier Franco Midali - 18 marzo 2019