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greta

 

VCO 09-10-2019 Mi voglio inserire

 

oggi nell’ampia discussione relativa al fenomeno “Greta”, non per fare considerazioni oziose sulla presunta manipolazione della sua persona da parte di poteri forti o di una famiglia ansiosa di mettersi in mostra, bensì per una riflessione sull’ ambiente e sulle conseguenze che troppi decenni di incuria e logiche ispirate al sistema economico capitalistico, hanno di fatto escluso una reale presa di coscienza ambientale in grado di modificare la rovinosa china di degrado, che ora, grazie ai cambiamenti climatici sempre più evidenti, sta diventando nota a tutti.

Intanto ovunque si legge e si sente parlare di “cambiamenti climatici” e in seconda fase di inquinamento, questo approccio è di per se sbagliato. La situazione che viviamo è come un seme che germoglia e dà origine ad una radice e poi ad un fusto dal quale partono i rami primari e secondari dai quali spuntano gemme, fiori e frutti. Nel nostro caso possiamo dire che il seme sono le attività umane, le radici sono gli intessi economici e di sostentamento della nostra specie, il fusto sono le infrastrutture necessarie a queste attività, i rami sono benessere diffuso ed abbondanza di beni, ma anche consumo del suolo e di risorse, gemme, fiori e frutti sono la ricchezza prodotta e l’inquinamento del pianeta.

Infatti prima ancora di parlare di conseguenze, bisognerebbe parlare di cause, il cambiamento climatico è una conseguenza di un fattore scatenante che è l’inquinamento. I cittadini sulla scorta delle legittime rivendicazioni della giovane portavoce, che viene ingiustamente attaccata persino dagli stessi “ambientalisti”, scendono in piazza a protestare, ma contro chi o cosa protestano? L’impressione è che le masse oramai si muovano solo per questioni che hanno come riferimento figure retoriche efficaci nel porre al centro dell’attenzione grandi problemi, senza peraltro suggerire le soluzioni.

Qualcuno sostiene che questo compito spetta alla politica, ma decenni di interventi “politici”, non hanno ridotto le emissioni, si sono limitate a tentare di arginarle alla bell’è meglio, in Italia e nel resto dell’Europa. Le politiche di contenimento attuate non rappresentano certo un argine alle drammatiche conseguenze generate dall’industria, più recentemente insediata anche nelle nazioni “emergenti”, che in nome dello sviluppo e non del progresso, ha costruito una macchina capace di produrre merci di ogni tipo sulla cui utilità spesso ci si dovrebbe porre qualche dubbioi. Merci così abbondanti ed a buon mercato che pian piano ci hanno abituato ad avere il superfluo, fino a considerarlo indispensabile, ma a che prezzo?

Utilizzo indiscriminato delle risorse, necessità energetiche sempre crescenti, mancato controllo della natalità, utilizzo smodato della chimica sia in farmacopea che in agricoltura, distruzione della fauna a cominciare dalle api, inquinamento elettromagnetico, siamo sicuri che sia sufficiente mascherarsi dietro iniziative di contrasto al buco dell’ozono, piuttosto che la continua evoluzione della riduzione delle emissioni delle auto a benzina e gasolio? Siamo certi che le risorse umane e materiali utilizzate per produrre il telefonino che cammina da solo non potrebbero essere utilizzate per generare tecnologia più vicina agli interessi globali, sia degli umani che del loro intero habitat?

Purtroppo l’umanità si è così sviluppata, senza evolversi, che ora è apparentemente impossibile fare marcia indietro. Quando si tratta di dismettere un comportamento lesivo per l’ambiente, si devono fare i conti con le conseguenze economiche e sociali di tali cambiamenti. Un esempio è l’utilizzo non giustificato del trasporto aereo, è possibile che un aereo viaggi tra Londra e Ibiza per trasportare persone ad ubriacarsi per un solo week end senza che nemmeno affittino una camera d’albergo? Cos’è questa esigenza di essere portati ovunque senza un valido e giustificato motivo? Perché siamo vittime di questa schizofrenia, la stessa che ci fa acquistare beni sempre più inutili in sempre maggiore quantità?

Purtroppo la luce, se siamo destinati a vederla, la vedremo nel momento in cui l’umanità metterà sul piatto comune il problema ambientale, che non si risolve con le migrazioni, bensì con una politica di progresso responsabile per tutti, finalizzata non solo ad evitare che calino i rendimenti azionari dei risparmiatori, ma che, giorno per giorno, diano un impulso ad un reale cambiamento di rotta. Anche nelle piccole cose stiamo vedendo che questa non è la via che viene percorsa, abbiamo passato anni ad imparare a differenziare i rifiuti nella speranza che man mano venissero ridotti come conseguenza di una legislazione sfavorevole l’utilizzo degli imballi, ed invece nell’Europa 2020 per comprare una mela dobbiamo usare un guanto in plastica e acquistare obbligatoriamente un sacchetto in materbi, che non è “ecologico” in quanto marcisce, bensì è un prodotto derivato da coltivazioni intensive che utilizzano suolo e acqua in abbondanza, ce lo impongono con la scusa dell’ ”igiene”, della serie salvarne uno per ammazzarne 100.