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VCO-13-08-2019- Il futuro agricolo del Piemonte

è strettamente legato all’impostazione comunitaria che consente un forte sostegno pubblico attraverso la Politica Agricola Comune (PAC), nata negli anni 80 con l’intento di contrastare la filosofia di massimizzazione delle produzioni, per contenere i prezzi dei prodotti, a discapito di qualità alimentare e ambiente. Le misure all’interno della PAC sono destinate a migliorare l’efficienza delle strutture agrarie, le prestazioni connesse e compatibili con le esigenze della protezione dell’ambiente naturale nonché volte ad assicurare un reddito adeguato agli agricoltori e prezzi di mercato dei prodotti agricoli calmierati.

In questo quadro politico, condizionato dalle direttive europee, in molti sostengono che l’obiettivo primario di chi si occupa di governo e programmazione dovrebbe essere quello di adeguare le scelte locali in funzione della disponibilità e degli indirizzi dati dai programmi comunitari, cercando innanzi tutto di mantenere alti standard qualitativi, nell’ottica di non temere eventuali contrazioni delle politiche comunitarie di sostegno dei prezzi agricoli, attraverso una sempre migliore capacità produttiva e ricerca di mercati adeguati ad assorbire le produzioni piemontesi di qualità.

Detto questo, grazie alla varietà del suo paesaggio ( superfice montana 43,3%, collinare 30,3%, pianeggiante 26,4%) il Piemonte presenta un vasto assortimento di realtà agricole, molte delle quali impegnate in produzioni ad alta specificità, legate non solo alla disponibilità ambientale/territoriale, ma anche alle tradizioni secolari ed alla vocazione dei terreni agrari, che consentono la produzione di riso, vino, ortaggi ed una zootecnia avanzata.

Quindi il miglioramento delle condizioni economiche di tutti gli agricoltori, unite alla tutela del territorio, compresa la conservazione dell’attività agricola nelle zone montane e più in genere svantaggiate, è l’obiettivo primario da tenere sempre presente per soddisfare le necessità del comparto ed incrementarne la vocazione ambientale/produttiva, unitamente alla disponibilità di posti di lavoro. Occupazione che il lavoro agricolo va e andrà offrendo, in questa regione, molto penalizzata dalla desertificazione industriale che ha lasciato sul terreno, oltre a milioni di metri quadrati di aree produttive dismesse, anche un discreto capitale umano da reimpiegare con profitto in attività produttive, meno invasive dal punto di vista ambientale e più in armonia con l’uomo e la natura.

Nell’ultimo e ormai datato censimento dell’agricoltura (anno 2010), le aziende agricole attive in Piemonte erano 67.148 e coprivano il 4,1% del totale nazionale; la Superficie Agricola Totale (SAT) e la Superficie Agricola Utilizzata (SAU) rappresentavano rispettivamente il 7,6% e il 7,8% dei corrispondenti dati nazionali e la dimensione media aziendale risultava cresciuta rispetto al decennio precedente, passando da 10 ettari di SAU a 15 ettari nel 2010, di questa più della metà era destinata a seminativi, mentre le aziende zootecniche, erano e sono ancora, in costante diminuzione, questa tendenza è da considerarsi positiva per l’effetto di potenziale aumento del prezzo dei prodotti derivati dagli allevamenti, ma in alcune zone, specie quelle montane, la decadenza delle aziende zootecniche corrisponde ad un veloce degrado paesaggistico: L’alternativa al contrasto di questo fenomeno, che danneggia il turismo e lo stato di sicurezza dei versanti, può essere ovviato, almeno parzialmente, dall’incremento delle attività forestali, che proseguendo disgiunte dal comparto agricolo, non hanno, da troppo tempo, il respiro di attività complementare e funzionale alla conservazione del territorio e dell’economia montana in genere.

La nuova legge regionale di riordino delle norme in materia di agricoltura e sviluppo rurale, n°1 del 22/01/2019, ha posto fine ad un periodo confuso, gravido di norme, spesso non coincidenti e va nella direzione di porre regole precise nei vari componenti del sistema agricoltura, dalla ripresa produttiva nei territori colpiti da calamità naturali, all’agriturismo, alla repressione delle frodi nel comparto agroalimentare, valorizzazione e attivazione di sistemi di qualità nonché al riordino fondiario e bonifica. Tutto ciò è funzionale ad un miglioramento generale del comparto, che deve essere integrato con adeguate disposizioni finanziarie, da prevedere anche in accordo con altri assessorati parimenti interessati allo sviluppo locale, come il Commercio ed il Turismo, affinché si evitino doppi sostegni o carenze nei comparti.

Quindi, riassumendo gli obiettivi per prossimo futuro, in armonia con quanto già stabilito da norme prevalenti, potrebbero essere i seguenti:

aumento della competitività e redditività delle aziende agricole parallelamente alla tutela di territorio, attraverso il trasferimento di conoscenze e innovazione tecnologica

organizzazione e promozione di filiere agricole, realmente funzionanti che consentano economie in ambito tecnico, produttivo e commerciale tra le aziende associate.

gestione degli interventi di tutela e promozione dei prodotti agricoli, favorendone la presenza nelle principali manifestazioni fieristiche e promozionali del settore, ponendo attenzione anche a quelle produzioni, non abbondanti e non provenienti da quei bacini tipici a cui ci si rifà parlando di agricoltura piemontese, ma in grado di dare valore aggiunto e varietà alle produzioni in genere.

Affiancare, laddove è possibile, il settore agricolo a quello più propriamente forestale, sempre nell’ottica di potenziare la competitività dell'agricoltura in tutte le sue forme e la redditività delle aziende coinvolte, a tal proposito un ritorno all’antica impostazione di assessorato Agricolo/Forestale, deve rientrare nella discussione più generale dell’ottimizzazione delle risorse disponibili, sia a livello di personale impiegato che di opportunità di accedere ad interventi di miglioramento e recupero di territori da vocare ad attività agricole o forestali da reddito. La realizzazione di infrastrutture rurali ( piste tagliafuoco, agrosilvopastorali e acquedotti rurali) deve, per essere efficace, rientrare in piani di sviluppo locali a doppia o tripla funzione: agricola, forestale, turistica e di prevenzione del dissesto idrogeologico.

Rilanciare le attività di assistenza tecnica, al fine di portare innovazione e livellamento verso l’alto delle realtà agricole, unitamente alla pianificazione degli interventi su scala non più aziendale, ma di comprensorio e/o raggruppamento di imprese.

In conclusione, per ottimizzare il sistema agricolo ci vorrebbe una nuova visione, meno burocratizzata, con attività di sostegno e controllo dell’agricoltura, unitamente ad una maggiore pianificazione e coordinamento degli interventi necessari a renderla sempre più moderna e redditizia , senza con ciò trascurare la tutela del territorio sia dal punto di vista ecologico che paesaggistico.

Marilena Panziera