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necrologi

niqab

In generale, l'art. 5 della Legge 152/1975 vieta l'uso di  caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo che possa rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo. Quindi chi commette il reato, è punito con l’arresto da uno a due anni e da mille a duemila euro di ammenda.
Chi si reca a una manifestazione pubblica con il viso coperto, rischia una pena più grave che è l’arresto da due a tre anni e l’ammenda da duemila a seimila euro, ma l'arresto in flagranza è facoltativo. Così prevede adesso il nuovo Decreto-Legge 53/2019 in vigore da due giorni.
Il problema si pone quando, per motivi religiosi, le donne di religione islamica fanno uso in Italia di indumenti particolari. Ci si riferisce a hijab, niqab, burqa, al-amira, shayla, khimar, chador, abaya, jilbab. Il problema in effetti si pone solo per due tipi di abbigliamento: niqab e burqa. Il niqab copre l'intero corpo e il viso lasciando solo una striscia orizzontale libera all'altezza degli occhi; il burqa invece ha una copertura integrale con una rete all'altezza degli occhi.
Molti tribunali italiani si sono occupati di questi indumenti islamici e, in sintesi, così si sono espressi.
Innanzitutto nessun sindaco può emettere qualsiasi tipo di ordinanza che vieti l'uso di tale abbigliamento (secondo i giudici ciò compete solo al Parlamento - Tar Trieste, Friuli V.G. 645/2006).
Il burqa non è vietato in luogo pubblico se in concreto non mette in pericolo la sicurezza e se, alla semplice richiesta  delle forze dell'ordine, la donna che lo indossa fa vedere immediatamente il viso (Tribunale di Cremona 2008); il burqa non è considerato una copertura del viso per sottrarsi all'identificazione, ma segue un precetto religioso specifico del Corano e quindi può essere indossato in pubblico (Consiglio di Stato del 2008).

Carlo Crapanzano